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rassegna stampa novità fiscali scadenze fiscali circolari

Disposizioni in materia di collaborazione volontaria per l’emersione di redditi prodotti all’estero. Indicazioni operative.
Venerdì, 15 Giugno , 2018
Con la circolare n. 12/E del 13 giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce le prime indicazioni operative per accedere alla nuova forma di collaborazione volontaria, disciplinata dall’art. 5-septies del decreto-legge n. 148/2017. Si tratta della procedura dedicata e riservata ai contribuenti residenti fiscalmente in Italia, rientrati dopo aver svolto in via continuativa un’attività di lavoro dipendente o autonomo all’estero, in quanto in precedenza iscritti all’Aire o frontalieri. La norma consente di regolarizzare le attività depositate e le somme detenute all’estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale. Questa mini-voluntary presenta regole profondamente diverse dall’istituto della collaborazione volontaria previsto dalla legge n. 186/2014. Il documento di prassi amministrativa intende fornire le indicazioni operative per accedere a questa procedura i cui termini scadono il 31 luglio 2018.

Il legislatore ha chiarito che possono essere regolarizzate le ‘attività depositate’ e le ‘somme detenute su conti correnti e sui libretti di risparmio’ all’estero alla data del 6 dicembre 2017 per le quali sussistono gli obblighi di monitoraggio fiscale. Per individuare le attività oggetto di regolarizzazione si può fare riferimento alle istruzioni di compilazione del quadro RW dei modelli dichiarativi dei redditi delle persone fisiche. L’accesso alla procedura è consentito se, alla data del 6 dicembre 2017, il contribuente abbia ancora in essere con l’intermediario il rapporto finanziario relativo alle attività e alle somme da regolarizzare. Non rientrano quindi nell’ambito della procedura le attività di cui ai rapporti chiusi prima di tale data né quelle attività detenute in uno Stato estero diverso da quello di origine del reddito di lavoro autonomo o dipendente. La procedura non è utilizzabile per gli immobili. Anche i redditi di carattere immobiliare e l’Ivie non possono godere dei benefici della mini-voluntary, mentre le somme derivanti dalla vendita degli immobili sono ammesse. Risultano regolarizzabili anche tutte le violazioni reddituali connesse alle attività finanziarie relative alle annualità per le quali vi sia una violazione del monitoraggio fiscale. Anche l’Ivafe deve essere necessariamente ricompresa nell’ambito della procedura.

La mini-voluntary non può trovare applicazione per le somme e le attività già oggetto di voluntary. Tuttavia il documento chiarisce che il mancato perfezionamento della procedura in presenza di cause di inammissibilità, o in caso di improcedibilità non può avere l’effetto di precludere l’accesso alla procedura in esame. Sono invece escluse dalla procedura le attività già oggetto di voluntary disclosure non perfezionatasi per mancato pagamento delle somme risultanti dall’invito all’adesione nei 15 giorni antecedenti la data fissata per il contraddittorio e/o in caso di mancata adesione, nonché nell’ipotesi di mancato versamento delle somme dovute in base agli atti di cui il contribuente istante era destinatario o che aveva sottoscritto. Per tale ipotesi il legislatore ha previsto una specifica disciplina applicabile ad entrambe le edizioni della voluntary disclosure, in base alla quale l’Agenzia notifica, anche in deroga agli ordinari termini per l’accertamento e per la notifica dell’atto di contestazione, un avviso di accertamento e un nuovo atto di contestazione con la rideterminazione delle sanzioni entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di notificazione dell’invito a comparire nel caso di accertamento con adesione o a quello di redazione dell’atto di adesione o di notificazione dell’atto di contestazione. L’accesso alla mini-voluntary è esclusa se il contribuente ha ricevuto la notifica di avvisi di accertamento o atti di contestazione inerenti le attività e le annualità da regolarizzare. Tra le cause di inammissibilità non rientrano, invece, la notifica di inviti, richieste e questionari né gli inviti al contraddittorio o la consegna di un pvc. Inoltre, non costituiscono cause di inammissibilità le comunicazioni derivanti dalla liquidazione automatizzata e dal controllo formale delle dichiarazioni.

I soggetti autorizzati ad accedere alla mini-voluntary sono le persone fisiche che sono state residenti all’estero e iscritte all’Aire e sono rientrati in Italia. Parimenti interessati gli ex frontalieri che abbiano prestato la propria attività lavorativa, in via continuativa, all’estero. Per accedere alla procedura basta che i presupposti soggettivi e oggettivi si siano verificati per almeno un periodo di imposta potenzialmente regolarizzabile. Non è necessario che gli obblighi di monitoraggio debbano necessariamente essere assolti dal soggetto interessato alla data di entrata in vigore della legge. Alla procedura di regolarizzazione possono accedere anche gli eredi delle categorie di soggetti sopra evidenziati.

La procedura di regolarizzazione riguarda i periodi di imposta per i quali, alla data di presentazione della richiesta, non sono decaduti i termini per la contestazione e per l’accertamento delle violazioni oggetto della procedura. In via ordinaria vi rientrano le violazioni commesse per i periodi di imposta dal 2012 al 2016 e le eventuali violazioni dichiarative ai fini delle imposte sui redditi e/o dell’Ivafe, commesse per i periodi di imposta dal 2013 al 2016, mentre in caso di omessa presentazione della dichiarazione possono essere regolarizzate anche le violazioni della medesima specie commesse per il periodo d’imposta 2012.

Come anticipato, per accedere alla procedura il contribuente deve presentare, per via telematica, l’istanza entro il 31 luglio 2018, utilizzando il modello approvato con il provvedimento del 1° giugno 2018. La domanda si considera presentata nel momento in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate. La prova della presentazione è costituita dalla comunicazione della stessa Agenzia attestante l’avvenuta ricezione. Con un’istanza integrativa, da presentare sempre entro il 31 luglio 2018, il contribuente può rettificare o integrare una richiesta già presentata.

La richiesta di accesso alla procedura deve essere corredata da una relazione di accompagnamento, anch’essa da trasmettere entro il 31 luglio 2018. La relazione deve indicare:
• L’ammontare delle attività finanziarie depositate e delle somme detenute oggetto di regolarizzazione e i dati rilevanti per la loro determinazione;
• L’ammontare dei redditi di lavoro dipendente e/o autonomo prodotti all’estero;
• Il corrispettivo della vendita dei beni immobili posseduti nello Stato estero di prestazione della propria attività lavorativa in via continuativa;
• Il valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 ovvero, nel caso in cui il suddetto valore sia a tale data pari a zero o negativo, al 31 dicembre dell’anno immediatamente precedente al 2016 con valore e giacenza superiori a zero;
• L’individuazione degli eventuali maggiori imponibili, rilevanti ai fini delle imposte sui redditi e/o dell’Ivafe, in relazione ai quali sono state commesse violazioni dichiarative da regolarizzare con la procedura.

La procedura si perfeziona con il versamento del 3%, a titolo di imposte, sanzioni ed interessi, del valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 delle somme oggetto di regolarizzazione. Il versamento può avvenire in un’unica soluzione entro il 30 settembre 2018, oppure ripartito in tre rate mensili di pari importo; in tal caso, il pagamento della prima rata deve essere effettuato comunque entro il 30 settembre 2018 e le successive rate saranno maggiorate di un importo a titolo di interessi, calcolato al saggio legale attualmente in vigore pari allo 0,3% annuo.
Ai fini del versamento non è possibile avvalersi della compensazione.
(Vedi circolare n. 12 del 2018)

Istituzione del codice tributo per il versamento delle somme dovute a titolo di imposte, sanzioni ed interessi ai fini della regolarizzazione delle attività depositate e delle somme detenute all’estero
Venerdì, 15 Giugno , 2018
Per consentire il versamento, tramite il modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (F24 ELIDE), delle somme dovute a titolo di imposte, sanzioni ed interessi finalizzate ad aderire alla mini-voluntary dei lavoratori all’estero, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 43/E del 6 giugno 2018, ha istituito il codice tributo ‘8080’. Per regolarizzare la propria posizione gli interessati hanno tempo fino al prossimo 31 luglio per trasmettere l’istanza. Gli autori delle violazioni, in prevalenza ex frontalieri ed ex iscritti all’Aire, possono provvedere al versamento spontaneo di quanto dovuto o della prima di tre rate mensili entro il 30 settembre 2018.
(Vedi risoluzione n. 43 del 2018)

Istituzione del codice tributo per il versamento dell’imposta sostitutiva dell’Irpef ai sensi dell’art. 24-bis del Tuir
Venerdì, 15 Giugno , 2018
Con la risoluzione n. 44/E dell’11 giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo per il versamento, tramite modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’, dell’imposta sostitutiva dell’Irpef ai sensi dell’articolo 24-bis del Tuir. Il nuovo codice tributo è ‘NRPP’ denominato ‘Imposta sostitutiva dell’Irpef – Nuovi Residenti – art. 24-bis, comma 2, del Tuir’.
(Vedi risoluzione n. 44 del 2018)

Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo – Problematiche applicative in presenza di operazioni straordinarie
Venerdì, 8 Giugno , 2018
Con la circolare n. 10/E del 16 maggio 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla disciplina del credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo nei casi in cui i soggetti beneficiari siano interessati da operazioni di riorganizzazione aziendale, quali fusioni, scissioni e conferimenti di azienda o rami aziendali che possono essere intervenute anche nel corso del triennio rilevante per il calcolo del parametro storico di riferimento. Il documento di prassi amministrativa, in particolare, affronta le questioni concernenti i riflessi delle diverse operazioni straordinarie sulla disciplina del credito d’imposta indicando le soluzioni applicative utili per gli uffici. L’agevolazione in questione consiste in un credito d’imposta riconosciuto a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di Ricerca e Sviluppo. Si ha diritto al bonus per gli investimenti effettuati a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020. Il credito è commisurato, per ciascuno dei periodi di imposta agevolati, al 50% dell’eccedenza degli investimenti effettuati rispetto alla media degli investimenti realizzati nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due precedenti. Sono agevolabili i costi per il personale impiegato nell’attività di ricerca e sviluppo, le quote di ammortamento dei costi di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, le spese per i contratti di ricerca c.d. extra-muros, stipulati con Università, enti di ricerca, imprese e start-up innovative. Il credito d’imposta è riconosciuto a condizione che nel periodo d’imposta in cui si intende beneficiare dell’agevolazione siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo rientranti tra quelle ammissibili di importo almeno pari a 30.000 euro. L’importo massimo annuale dell’agevolazione spettante a ciascun beneficiario è pari a 20 milioni di euro. Come detto il credito di imposta per Ricerca & Sviluppo è riconosciuto per gli investimenti posti in essere dal 2015 al 2020. I contribuenti non devono preoccuparsi per il pregresso, cioè per gli esercizi 2015, 2016 e 2017 quando le incertezze normative in merito alle operazioni straordinarie potrebbero aver causato errori. Non sono poche, infatti, le imprese che sulla base di criteri interpretativi difformi da quelli ora evidenziati hanno goduto di un beneficio fiscale maggiore rispetto a quello realmente spettante. In tal caso, dice l’Agenzia, l’impresa non rischia sanzioni per utilizzo indebito del credito a patto che proceda al riversamento di quanto utilizzato. Nel caso in cui, invece, il credito effettivamente spettante sia maggiore rispetto all’importo in precedenza determinato, con la presentazione di una dichiarazione integrativa, l’impresa potrà utilizzarlo in compensazione. Il meccanismo di calcolo dell’agevolazione, basato sul metodo incrementale, presenta problematiche applicative nei casi in cui le imprese beneficiarie siano interessate da operazioni straordinarie come trasformazioni, fusioni, scissioni e conferimenti. Il documento di prassi amministrativa, con esempi pratici, fornisce le istruzioni dell’agevolazione e questo per ciascuna delle tipologie di operazioni straordinarie. Non va però dimenticato che la disciplina agevolativa in argomento è del tutto autonoma rispetto all’ordinaria determinazione del reddito d’impresa. Ciò significa che anche coloro che determinano il reddito su base catastale (agricoli) o forfetaria devono imputare i costi per singoli periodi agevolati, a prescindere dai diversi criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio. Inoltre, nel corso dell’intero periodo di fruibilità del bonus possono esserci periodi di diversa durata rispetto ai 12 mesi dovendo a tal fine operare un ragguaglio. Ai fini della determinazione del bonus va poi tenuto conto dei singoli periodi di imposta e della presenza di parametri come l’ammontare minimo di investimenti, l’importo massimo riconosciuto del credito e le stime per l’impatto della misura sul gettito erariale determinato su periodi di durata standard. Come anticipato la circolare fornisce le istruzioni sul bonus in presenza di trasformazioni, fusioni, scissioni e conferimento di azienda o di ramo aziendale. Nel caso di trasformazioni problemi possono emergere in presenza di periodi fiscali di durata non standard. L’Agenzia ricorda che la somma dei crediti maturati dal soggetto in trasformazione nei periodi ante e post deve essere pari all’ammontare del credito che sarebbe maturato nel caso in cui non ci fosse stata l’operazione. La conseguenza è che il diritto al credito di imposta per i periodi pre e post trasformazione si perfeziona alla chiusura del primo periodo di imposta successivo all’operazione. Per quanto concerne le fusioni il documento di prassi amministrativa distingue le operazioni effettuate nel corso di uno degli anni interessati dalla media storica (2012-2014) e quelle realizzate durante il periodo di vigenza dell’agevolazione. In relazione alla media, vi è un regime di continuità e il soggetto risultante dalla fusione deve considerare i dati dell’incorporata/fusa. Per le fusioni in uno dei periodi agevolati sono previsti criteri diversi a seconda che l’operazione abbia o meno effetti retroattivi. Va tenuto conto, comunque, della media dei soggetti coinvolti. Per la scissione vale quanto espresso in merito alla fusione. In caso di conferimento di azienda o di ramo aziendale posto in essere all’interno di un gruppo societario, ai fini dell’attribuzione dei costi e della media storica di riferimento, si applicano le medesime soluzioni evidenziate per le operazioni di scissione.
(Vedi circolare n. 10 del 2018)

Istituzione della causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Nazionale Bilaterale Sicurezza, Investigazioni e Tutela
Venerdì, 8 Giugno , 2018
Con la risoluzione n. 41/E del 1°giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito la causale contributo ‘ESIT’ denominata ‘Ente Nazionale Bilaterale Sicurezza, Investigazioni e Tutela ‘ENBISIT’ per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dello stesso Istituto.
(Vedi risoluzione n. 41 del 2018)

Remissione in bonis – utilizzo dei codici tributo 8114 e 8115 nel modello di pagamento ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’
Venerdì, 8 Giugno , 2018
Con la risoluzione n. 42/E del 1°giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate rende noto che, a decorrere dall’11 giugno 2018, i codici tributo 8114 e 8115 possono essere utilizzati esclusivamente nel modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (F24 ELIDE). Parliamo dei codici tributo istituiti con la risoluzione n. 46/E/2012 per la remissione in bonis.
(Vedi risoluzione n. 42 del 2018)

Riorganizzazione societaria e accesso al regime della tassazione di gruppo – Valutazione anti abuso
Venerdì, 25 Maggio , 2018
Con la risoluzione n. 40/E del 17 maggio 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce importanti chiarimenti in merito a una complessa operazione di ristrutturazione aziendale, concepita anche nell’ottica del passaggio generazionale. La riorganizzazione prevedeva la costituzione di una holding Alfa srl destinata a svolgere il ruolo di capogruppo, alla quale è stato conferito, entro il 31 dicembre 2017 l’intero capitale di Beta Spa, mediante un’operazione di conferimento. Parimenti coinvolte, oltre alla già citata Beta, attiva nel settore ambientale, anche Gamma srl, operante nel settore dell’editoria e Delta srl, società calcistica e unica del gruppo ad avere esercizio non coincidente con l’anno solare. Le partecipazioni in tutte e quattro le società erano detenute da persone fisiche, componenti la famiglia. La riorganizzazione prevedeva, come anticipato, il conferimento nella capogruppo Alfa delle quote di Beta e il successivo acquisto da parte di Alfa delle azioni di Gamma e Delta. Dopodiché il gruppo avrebbe optato per il consolidato fiscale. Il documento di prassi amministrativa chiarisce che le operazioni poste in essere per soddisfare le condizioni che consentono l’opzione per la tassazione consolidata non sono elusive. Il comportamento posto in essere dalla società teso a beneficiare, tra l’altro, della compensazione intersoggettiva dei redditi e delle perdite, riducendo il carico fiscale complessivamente dovuto non genera ‘alcun indebito risparmio di imposta’. La risoluzione conferma, inoltre, la possibilità di consolidare i risultati di Delta srl con quelli della holding sin dall’esercizio 2017 cioè già a partire dal periodo d’imposta di sua costituzione. A patto, ovviamente, che la data di chiusura dell’esercizio coincida con quella (anticipata) della consolidata. Per quanto riguarda l’abuso, come detto, la risoluzione afferma la non elusività dell’operazione. Le operazioni propedeutiche all’ottenimento di agevolazioni che possono produrre vantaggi per il contribuente non sono da considerare in linea generale elusive. L’assenza di un vantaggio fiscale indebito di per sé basta ad escludere che la riorganizzazione possa essere inquadrata come una forma di abuso del diritto. Nella fattispecie non si ravvisa alcuna violazione delle norme o dei principi generali dell’ordinamento.
(Vedi risoluzione n. 40 del 2018)

Cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per interventi di efficienza energetica
Venerdì, 25 Maggio , 2018
Con la circolare n. 11/E del 18 maggio 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito all’ambito applicativo della cessione del credito d’imposta per gli interventi di efficienza energetica anche alla luce delle modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2018. Tale credito può essere ceduto da tutti i soggetti teoricamente beneficiari della detrazione, anche se non tenuti al versamento dell’imposta. La possibilità di cedere la detrazione, pertanto, interessa coloro che sostengono le spese in questione compreso chi non potrebbe fruire della corrispondente detrazione in quanto l’imposta lorda è assorbita dalle altre detrazioni o non è dovuta. La disposizione riguarda, inoltre, i soggetti Ires e i cessionari del credito che, a loro volta, possono cedere il credito ottenuto. I soggetti a favore dei quali può essere effettuata la cessione del credito sono: i fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi agevolabili; gli altri soggetti privati, compresi i soggetti che esercitano attività di lavoro autonomo o d’impresa, anche in forma associata; le banche e gli intermediari finanziari nelle sole ipotesi di cessione del credito effettuate dai soggetti che ricadono nella no tax area. La Ragioneria Generale ha chiarito che la cessione del credito deve intendersi limitata ad una sola eventuale cessione successiva a quella originaria. Inoltre, per altri soggetti privati, deve intendersi i soggetti diversi dai fornitori, sempreché collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione. La normativa non individua gli istituti di credito e gli intermediari finanziari esclusi dal novero dei cessionari. A titolo di esempio risultano esclusi i Confidi con volumi di attività pari o superiori ai 150milioni di euro, le società fiduciarie, i servicer delle operazioni di cartolarizzazione e le società di cartolarizzazione. Il credito risulta cedibile nei confronti degli organismi associativi, compresi i consorzi e le società consortili, nei confronti delle Energy Service Companies (ESCO) e le società di servizi energetici (SSE) accreditate presso il GSE. Sono fatte salve le cessioni dei crediti avvenute prima del 18 maggio 2018 cioè quelle antecedenti alla pubblicazione della presente circolare.
(Vedi circolare n. 11 del 2018)

Trattamento Ires applicabile ai componenti positivi di reddito derivanti dalla costituzione di un diritto di superficie a tempo determinato
Venerdì, 18 Maggio , 2018
Con la risoluzione n. 37/E del 15 maggio 2018 l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sul trattamento applicabile, ai fini Ires, ai componenti positivi di reddito derivanti dalla costituzione di un diritto di superficie a tempo determinato su un terreno di proprietà. La società istante ha chiesto in particolare se il corrispettivo previsto, incassato in tranches trimestrali anticipate, debba concorrere alla formazione del reddito d’impresa anno per anno come ricavo o come plusvalenza da cessione interamente nel periodo d’imposta di stipula dell’atto. Nel caso di specie l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto corretta la contabilizzazione dei ricavi in base alla maturazione contrattuale. Ai fini Ires, il corrispettivo conseguito dalla società istante per la costituzione del diritto di superficie a tempo determinato, contabilizzato secondo la maturazione contrattuale, concorre alla formazione del reddito d’impresa della società come ricavo e non come plusvalenza così come imputato in bilancio, in coerenza con il principio di derivazione rafforzata recato dall’art. 83 del Tuir.
(Vedi risoluzione n. 37 del 2018)

Regime Iva del servizio di consulenza in materia di investimenti alla luce del parere espresso dal Comitato Iva nel Working Paper n. 849/2015
Venerdì, 18 Maggio , 2018
Il servizio di consulenza in materia di investimenti fornito da una società non è inquadrabile tra i servizi di intermediazione esenti da Iva se gli interlocutori della società istante sono costituiti unicamente dai propri clienti e non vi è alcun rapporto, sia pure indiretto e/o economico, con i soggetti che promuovono gli strumenti finanziari raccomandati. Ad affermarlo l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 38/E del 15 maggio 2018. Le modalità con le quali la società istante fornisce il servizio di consulenza in materia di investimenti e, in particolare, la mancanza di qualsiasi collegamento/rapporto tra la società istante e i soggetti che a vario titolo sono coinvolti nella realizzazione della proposta di investimento rivolta al cliente, inducono ad escludere che nel caso prospettato sia ravvisabile un’attività di intermediazione/negoziazione (esente da Iva) secondo la definizione fatta propria dalla Corte di Giustizia Ue e, in senso conforme, dal Comitato consultivo Iva (Working Paper n. 849 del 22 aprile 2015).
(Vedi risoluzione n. 38 del 2018)

Iva. Modifiche alla disciplina della scissione dei pagamenti.
Venerdì, 11 Maggio , 2018
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 9/E del 7 maggio 2018, illustra le novità, in vigore dal 1°gennaio 2018, che hanno interessato la disciplina della scissione dei pagamenti. Il documento di prassi amministrativa si sofferma sulle norme introdotte dal dl 148/2017 che hanno esteso l’ambito applicativo dello split payment. A partire dal 1°gennaio 2018 il meccanismo trova infatti applicazione alle operazioni effettuate nei confronti: degli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona; fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%; società controllate direttamente o indirettamente dagli enti sopra elencati e dalle società soggette allo split payment; società partecipate per una quota non inferiore al 70% da amministrazioni pubbliche e da enti società soggette allo split payment. Il documento chiarisce in quali casi il meccanismo della scissione dei pagamenti trova applicazione. Nel caso di società, le cui quote sono intestate a una società fiduciaria, la valutazione circa l’applicazione della disciplina deve essere effettuata con riferimento alla natura del soggetto a cui fanno capo le quote. Andrà verificato se il fiduciante rientri o meno nell’ambito dello split payment. In merito alle modalità di liquidazione dei compensi e degli oneri accessori dovuti ai consulenti tecnici d’ufficio (Ctu), l’Agenzia sottolinea che tale compenso è posto a carico di tutte le parti in solido. Pertanto, la Pa, cioè l’amministrazione della giustizia, pur essendo riconducibile nell’ambito della scissione dei pagamenti, non effettua alcun pagamento del corrispettivo nei confronti del Ctu. La conseguenza è che l’Agenzia esclude l’applicabilità della disciplina della scissione dei pagamenti. Per facilitare l’individuazione dei soggetti che rientrano nello split payment il Mef ha pubblicato alcuni elenchi che permettono ai soggetti passivi Iva di verificare le informazioni relative ai cessionari/committenti e stabilire se applicare o meno la scissione dei pagamenti. Il Dip. Finanze ha di recente chiarito che la disciplina dello split payment ha effetto solo a partire dalla data di effettiva inclusione del soggetto nell’elenco e della sua pubblicazione online. Questo significa che fino a quando l’ente non risulterà inserito nell’elenco aggiornato, non potrà considerarsi assoggettato allo split payment. Per individuare se una Pa rientri o meno nel perimetro applicativo dello split payment, l’Indice delle pubbliche amministrazioni (Ipa) permette ai fornitori di verificare i riferimenti degli enti pubblici ai quali devono emettere fattura con il meccanismo della scissione. Nei casi dubbi le Pa possono fornire un documento attestante la loro riconducibilità al novero dei soggetti per i quali la scissione trova applicazione.
(Vedi circolare n. 9 del 2018)

Utilizzo in compensazione di un credito inesistente, già recuperato in ambito accertativo e sanzionato
Venerdì, 11 Maggio , 2018
Con la risoluzione n. 36/E dell’8 maggio 2018 l’Agenzia delle Entrate risponde ad un quesito formulato dall’ufficio Accertamento di una Direzione Regionale in merito al trattamento sanzionatorio da adottare a seguito dell’utilizzo in compensazione dei crediti Iva inesistenti, già recuperati in ambito accertativo e sanzionati per illegittima detrazione e infedele dichiarazione. L’ufficio ha chiesto di chiarire se, nell’ipotesi prospettata, debba essere irrogata anche l’ulteriore sanzione di cui all’art. 13, comma 5, del Dlgs 471/1997. La riforma del sistema sanzionatorio amministrativo, introdotta proprio all’articolo 13 del decreto legislativo citato, ha portato una definizione normativa di credito inesistente e uno specifico regime sanzionatorio dedicato agli omessi versamenti. Si definisce inesistente il credito al quale manca il presupposto costitutivo e la cui inesistenza non sia riscontrabile mediante controlli. Dal Decreto legislativo 471/1997 e dal decreto legge 185/2008 emerge la volontà del legislatore di dettare una disciplina speciale per sanzionare e recuperare il credito che, artificiosamente creato, è stato utilizzato in compensazione nei modelli F24. In tal caso, poiché l’inesistenza del credito non è riscontrabile partendo dal controllo delle dichiarazioni fiscali, le modalità di recupero dello stesso non possono che essere la notifica di apposito atto di recupero. Viceversa, laddove il credito inesistente da eccedenze d’imposta sia stato esposto in dichiarazione e successivamente utilizzato, si deve procedere unicamente con l’emissione dell’atto di accertamento in rettifica della dichiarazione. Dopo le modifiche del Decreto legislativo 158/2015, detta sanzione è stata ‘aggravata’ qualora la violazione venga realizzata mediante l’utilizzo di fatture false o mediante artifici o raggiri. Nella fattispecie prospettata non deve essere sanzionato, in aggiunta a quanto recuperato in ambito accertativo e sanzionato quale infedele dichiarazione ed illegittima detrazione, anche il successivo utilizzo in compensazione del credito inesistente.
(Vedi risoluzione n. 36 del 2018)

Natura del reddito prodotto dalle società tra avvocati (Sta)
Venerdì, 11 Maggio , 2018
Con la risoluzione n. 35/E del 7 maggio 2018 l’Agenzia delle Entrate risponde a un interpello in merito alla natura del reddito prodotto dalle società tra avvocati (Sta). L’esercizio della professione forense svolta in forma societaria costituisce attività d’impresa in quanto è determinante il fatto di operare in una veste giuridica societaria piuttosto che svolgere un’attività professionale. Anche sul piano fiscale, alle società tra avvocati costituite sotto forma di società di persone, di capitali o cooperative, si applicano le previsioni di cui agli articoli 6, ultimo comma, e 81 del Tuir, per effetto delle quali il reddito complessivo delle snc e sas, delle società e degli enti commerciali di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’art. 73, comma 1, lettera a) e b), da qualsiasi fonte provenga è considerato reddito d‘impresa.
(Vedi risoluzione n. 35 del 2018)

Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche relativa all’anno d’imposta 2017: spese che danno diritto a deduzioni dal reddito, a detrazioni d’imposta, crediti d’imposta ecc.
Venerdì, 4 Maggio , 2018
L’Agenzia delle Entrate, con la corposa circolare n. 7/E del 27 aprile 2018, fornisce indicazioni ai Caf, in vista delle dichiarazioni 2018, su detrazioni, deduzioni, ritenute e crediti d’imposta. Il documento di prassi amministrativa aggiorna la precedente circolare-guida n. 7/2017, tenendo conto delle novità normative intervenute nel corso del 2017. Per agevolare l’individuazione dei chiarimenti necessari a contribuenti e intermediari, l’Amministrazione ha scelto di mantenere lo schema che segue l’ordine dei quadri del modello 730/2018. La circolare richiama i documenti di prassi da ritenersi ancora attuali e fornisce nuovi chiarimenti non solo alla luce delle modifiche normative intervenute, ma anche delle risposte fornite ai quesiti posti dai contribuenti in sede di interpello o dai Caf e dai professionisti abilitati. Il documento elenca anche la documentazione che i contribuenti devono esibire al Caf o al professionista abilitato per l’apposizione del visto di conformità, documentazione che può essere richiesta in sede di controllo documentale.
(Vedi circolare n. 7 del 2018)

Riconducibilità degli interventi di demolizione e ricostruzione tra gli interventi relativi alla adozione di misure antisismiche per le quali è possibile fruire della detrazione di imposta
Venerdì, 4 Maggio , 2018
Gli interventi consistenti nella demolizione e ricostruzione di edifici adibiti ad abitazioni private o ad attività produttive possono fruire della detrazione di imposta ai sensi dell’art. 16 del Decreto Legge 4 giugno 2013 n. 63, sempreché concretizzino un intervento di ristrutturazione edilizia e non un intervento di nuova costruzione. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 34/E del 27 aprile 2018. Dunque nel caso esaminato affinché l’intervento di demolizione e ricostruzione di un edificio possa fruire della detrazione d’imposta è necessario che dal titolo amministrativo che autorizza i lavori risulti che l’opera consista in un intervento di conservazione del patrimonio edilizio esistente e non in un intervento di nuova costruzione. Il documento di prassi amministrativa risponde anche ad un altro quesito specificando che per fruire della detrazione è necessario essere titolari del diritto di proprietà sull’immobile o di un diritto reale. La detrazione è ripartita in funzione della spesa effettivamente sostenuta da ciascun soggetto partecipante. A tal fine è opportuno che i documenti di spesa riportino il nominativo di chi ha sostenuto i costi con l’indicazione della relativa percentuale. Da ultimo l’Amministrazione precisa che per la demolizione con fedele ricostruzione si applica l’aliquota Iva agevolata prevista per gli interventi di ristrutturazione, vale a dire l’aliquota del 10%, a patto che le opere siano qualificate come tali dalla documentazione amministrativa che acconsente i lavori.
(Vedi risoluzione n. 34 del 2018)

Novità in tema fatturazione e pagamento delle cessioni di carburanti
Venerdì, 4 Maggio , 2018
La legge di Bilancio 2018 ha previsto che dal prossimo 1°luglio per le cessioni di benzina e gasolio destinate ad essere usate per motori per uso autotrazione diventa obbligatoria la fatturazione elettronica. L’obbligo si estende anche agli appalti pubblici ma limitatamente ai rapporti diretti tra il soggetto titolare del contratto e la Pa nonché tra il primo e coloro di cui egli si avvale, con esclusione dei passaggi successivi. A partire dal 1°gennaio 2019 la fattura elettronica si estenderà a tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da partite Iva. Per quanto concerne i carburanti, sono state introdotte specifiche regole in base alle quali la deducibilità dei costi d’acquisto e la detraibilità dell’Iva sono vincolate all’utilizzo di particolari mezzi di pagamento definiti con il provvedimento del 4 aprile 2018. Con la circolare n. 8/E del 30 aprile 2018 l’Agenzia delle Entrate precisa che l’obbligo di documentare con fattura elettronica la cessione di carburanti interessa solo i motori da autotrazione. Ciò significa che restano fuori le cessioni di benzina per motori di gruppi elettrogeni, impianti di riscaldamento, e attrezzi vari. Dalla fattura non dovrà necessariamente comparire il numero di targa o il modello del veicolo rifornito. Dovrà essere elettronica la fattura cumulativa che contiene più o operazioni anche se non tutte soggette all’obbligo di emissione online. Sarà possibile ricorrere alla fatturazione differita anche per le cessioni di carburanti, a patto che al momento della cessione venga consegnato all’acquirente un documento, analogico o elettronico, che contenga la data della cessione, le generalità del cedente, del cessionario e dell’eventuale trasportatore nonché la descrizione della natura, quantità e qualità dei beni ceduti. Per facilitare la predisposizione, trasmissione e conservazione delle fatture l’Agenzia delle Entrate affiancherà gli operatori con una serie di servizi in rete. Chi aderisce al sistema Sdi vedrà conservati gratuitamente dall’Amministrazione finanziaria i documenti fiscali emessi. La circolare sottolinea che per la deducibilità ai fini delle imposte dirette e la detraibilità Iva l’acquisto deve avvenire con strumenti di pagamento tracciabili. E’ sempre riconosciuto il credito d’imposta previsto dalla legge di Bilancio 2018 a favore degli esercenti di impianti di distribuzione di carburanti per le transazioni effettuate a partire dal 1°luglio 2018 con carte di debito, di credito o prepagate. Non saranno sanzionati gli errori relativi alle modalità di fatturazione utilizzate fino a tutto il 2018 per carte e buoni carburante.
(Vedi circolare n. 8 del 2018)

Istituzione della causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale Settore Privato
Venerdì, 27 Aprile , 2018
Con la risoluzione n. 29/E del 19 aprile 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito la causale contributo ‘EBSP’ per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale Settore Privato ‘E.BI.NA.S.P.’
(Vedi risoluzione n. 29 del 2018)

Istituzione della causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Generale della Sicurezza e del Terziario
Venerdì, 27 Aprile , 2018
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 30/E del 19 aprile 2018, ha istituito la causale contributo ‘EBIG’ per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Generale della Sicurezza e del Terziario ‘EBIGEST’.
(Vedi risoluzione n. 30 del 2018)

Contratti di locazione ad uso abitativo a canone concordato – attestazioni - trattamento ai fini dell’imposta di registro e di bollo
Venerdì, 27 Aprile , 2018
Con la risoluzione n. 31/E del 20 aprile 2018 l’Agenzia delle Entrate risponde ad un interpello di un’organizzazione sindacale che ha chiesto di conoscere se, in relazione ai contratti di locazione non assistiti, l’attestazione debba ritenersi obbligatoria al fine di poter godere delle agevolazioni fiscali previste per tali tipologie di contratti. L’istante ha inoltre espresso la necessità di conoscere se l’attestazione rilasciata debba essere allegata al contratto di locazione, in sede di registrazione e, in caso di risposta affermativa, se la stessa debba essere assoggettata ad imposta di bollo. Per i contratti di locazione a canone concordato ‘non assistiti’, l’attestazione rilasciata dalle organizzazioni firmatarie dell’accordo esplica i suoi effetti anche ai fini del riconoscimento delle agevolazioni fiscali. Dunque, l’acquisizione dell’attestazione è necessaria per il riconoscimento delle agevolazioni. Per quanto attiene al quesito relativo alla necessità di produrre detta attestazione in allegato al contratto di locazione, l’allegazione non è obbligatoria, ma appare opportuna al fine di documentare la sussistenza dei requisiti, laddove il contribuente chieda di fruire dell’agevolazione ai fini dell’imposta di registro. In sede di registrazione del contratto di locazione l’ufficio delle Entrate provvederà alla registrazione anche dell’attestato senza autonoma applicazione dell’imposta di registro. Considerato che l’attestazione è necessaria per certificare la rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto all’accordo, anche con riguardo al riconoscimento delle agevolazioni fiscali, deve ritenersi che per il rilascio della predetta attestazione non debba essere applicata l’imposta di bollo.
(Vedi risoluzione n. 31 del 2018)

Trattamento fiscale dei corrispettivi ricevuti a seguito di costituzione e cessione di diritto reale di superficie
Venerdì, 27 Aprile , 2018
L’Agenzia delle Entrate ha dedicato la circolare n. 6/E del 20 aprile 2018 al trattamento fiscale dei corrispettivi percepiti a seguito di costituzione e cessione di diritto reale di superficie. I nuovi chiarimenti superano quelli forniti nel 2013 con la circolare n. 36/E/2013 e si adeguano all’orientamento della Corte di cassazione in materia di regime tributario applicabile alle plusvalenze derivanti dalla cessione del diritto di superficie su un terreno agricolo di proprietà di una persona fisica. Alle plusvalenze derivanti da cessioni a titolo oneroso di terreni e aree fabbricabili si rendono applicabili gli articoli 67 e 68 del Tuir. Per la persona fisica, il corrispettivo derivante dalla cessione del diritto di superficie costituisce redito diverso, qualora si tratti di area fabbricabile e sarà tassata la differenza tra il costo, rivalutato e maggiorato delle spese, ed il prezzo di vendita. In caso di terreno agricolo, invece, nessuna tassazione è applicabile, salvo che non siano trascorsi almeno 5 anni dall’acquisto. Contrariamente a quanto affermato con la circolare n. 36/E/2013, il reddito afferente tale corrispettivo non può essere inquadrato tra i redditi diversi ed in particolare tra quelli derivanti dall’assunzione di obblighi di permettere in quanto i redditi determinati dall’assunzione di obblighi vanno ricollegati a diritti personali piuttosto che a diritti reali. E nel caso di diritto di superficie si è indiscutibilmente in presenza di diritti reali. Considerato che la costituzione del diritto di superficie genera una plusvalenza, qualora il terreno agricolo sia posseduto da meno di 5 anni e in ogni caso per le aree fabbricabili, occorre individuare le modalità di determinazione della stessa. Nel caso di cessione del diritto di superficie acquistato da meno di 5 anni, la plusvalenza sarà costituita dalla differenza tra il corrispettivo percepito nel periodo di imposta e il costo di acquisto del diritto stesso. Nel caso in cui il diritto reale di superficie sia concesso senza un precedente acquisto a titolo oneroso, la plusvalenza sarà determinata individuando il ‘prezzo di acquisto’ originario del diritto secondo un criterio di tipo proporzionale, fondato sul rapporto tra il valore complessivo attuale del terreno agricolo o dell’area fabbricabile e il corrispettivo percepito per la costituzione del diritto di superficie, da applicare al costo originario di acquisto del terreno.
(Vedi circolare n. 6 del 2018)

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