Agevolazioni contributive

Esonero contributivo conciliazione famiglia-lavoro: requisiti, domanda INPS e limiti fino al 2028

Fino all'1% dei contributi a carico dell'azienda, entro 50.000 euro l'anno, per chi ottiene la certificazione UNI/PdR 192:2026. Cosa serve, quanto vale davvero e dove si rischia di perderlo.

A cura di Elisabetta Baroldi, Consulente del Lavoro, laurea magistrale in Giurisprudenza (indirizzo internazionale) all'Università Bocconi - Studio Baroldi, consulenza del lavoro per turismo, ospitalità, ristorazione ed altri settori dal 1980.

Sintesi rapida

  • Le aziende con certificazione per la conciliazione famiglia-lavoro (Prassi UNI/PdR 192:2026) possono ridurre i contributi previdenziali a proprio carico fino all'1%, con un tetto di 50.000 euro l'anno (circa 4.166 euro al mese).
  • Lo sgravio decorre dal 28 giugno 2026 e copre il periodo di validità del certificato (36 mesi), ma mai oltre il 31 dicembre 2028.
  • La certificazione va ottenuta da un organismo accreditato specificamente per la UNI/PdR 192:2026: l'accreditamento per altri schemi, compresa la parità di genere, non basta.
  • La domanda si presenta solo online all'INPS, con dichiarazioni sostitutive su retribuzioni, aliquota e organico stimati: va inviata nella prima finestra utile per non rischiare di perdere mensilità.
  • Le risorse sono limitate (7 milioni nel 2026, 12 milioni nel 2027 e nel 2028): se le domande superano i fondi, l'esonero viene ridotto in proporzione per tutti.

Che cos'è l'esonero per la conciliazione famiglia-lavoro

L'articolo 6 del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62 (il cosiddetto Decreto Lavoro 2026), convertito con modifiche dalla legge 25 giugno 2026, n. 112, ha introdotto uno sgravio sui contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro. Ne beneficiano le aziende che possiedono la certificazione indicata dall'art. 8, comma 1, lett. e), del D.Lgs. 27 novembre 2025, n. 184 (Codice degli incentivi), cioè quella che attesta politiche aziendali strutturate a sostegno della famiglia, della maternità, della paternità e dei carichi di cura.

La legge fissava la cornice, ma per rendere operativo il beneficio serviva un decreto interministeriale del Ministro del Lavoro, adottato con il Ministro per la famiglia e con il Ministro dell'economia. Questo decreto attuativo ha stabilito come si ottengono le certificazioni e quanto durano, come si riparametra lo sgravio su base mensile, cosa deve contenere la domanda all'INPS, come si ripartiscono le risorse e quali controlli e sanzioni si applicano.

Chi ha già seguito l'esonero legato alla certificazione della parità di genere (art. 1, comma 138, della legge n. 234/2021) riconoscerà lo stesso schema: identica misura dell'1%, domanda telematica all'INPS, dichiarazioni sostitutive, flusso periodico di dati sulle aziende certificate verso l'Istituto e taglio proporzionale in caso di fondi insufficienti. È quindi plausibile che anche le istruzioni operative dell'INPS ricalchino quelle già adottate per la parità di genere.

La certificazione UNI/PdR 192:2026: chi la rilascia e quanto dura

I parametri minimi da rispettare sono quelli della Prassi di riferimento UNI/PdR 192:2026, pubblicata il 14 aprile 2026 con il titolo «Sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro - Requisiti per il benessere delle famiglie». La prassi nasce dal Tavolo tecnico previsto dall'accordo firmato nell'aprile 2025 tra il Dipartimento per le politiche della famiglia e l'UNI e valuta le politiche aziendali attraverso indicatori chiave di prestazione (KPI), con un'attenzione specifica a maternità, paternità e carichi di cura familiare.

Il certificato può essere rilasciato soltanto da organismi di valutazione della conformità accreditati in base al Regolamento (CE) n. 765/2008. Il decreto attuativo (art. 2, comma 2) aggiunge un dettaglio decisivo: l'accreditamento deve rispettare la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021-1 ed essere riferito proprio alla UNI/PdR 192:2026. Un ente già accreditato per altri sistemi di gestione, inclusa la parità di genere, deve quindi ottenere un'estensione dedicata prima di poter certificare.

La certificazione vale 36 mesi.

⚠️ Attenzione ai tempi di avvio

Nelle prime fasi gli organismi abilitati per questa specifica prassi potrebbero essere pochi, con possibili attese per audit e rilascio. Chi punta all'esonero conviene che pianifichi il percorso di certificazione con anticipo, perché ogni mese di ritardo è un mese di sgravio in meno entro il limite del 2028.

Quanto vale l'esonero e per quanto tempo spetta

Misura

Fino all'1% dei contributi previdenziali complessivi a carico del datore di lavoro (art. 4, comma 7, del decreto attuativo).

Tetto: 50.000 euro l'anno, riparametrato su base mensile (circa 4.166 euro al mese).

Durata

Dal 28 giugno 2026, data di entrata in vigore della legge di conversione, per tutta la validità del certificato.

Limite invalicabile: 31 dicembre 2028, salvo proroghe di legge.

Il termine del 2028 coincide con la copertura finanziaria stanziata dall'art. 6: 7 milioni di euro per il 2026 e 12 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Il disallineamento tra la durata triennale del certificato e la scadenza del beneficio ha effetti molto concreti: più tardi si ottiene la certificazione, meno mesi di sgravio restano.

Certificazione ottenutaCertificato valido fino aMesi di esonero fruibili (max)
Entro il 28 giugno 202636 mesi dal rilascioCirca 30 (fino a dicembre 2028)
Gennaio 2027Gennaio 203024
Gennaio 2028Gennaio 203112
Dopo il 31 dicembre 202836 mesi dal rilascio0, salvo proroghe

I mesi indicati presuppongono una domanda presentata nella prima finestra utile e risorse sufficienti a coprire integralmente le richieste.

Sulla base di calcolo, il decreto parla di contribuzione previdenziale complessiva a carico dell'azienda; come già avvenuto per misure analoghe, toccherà all'INPS indicare quali contribuzioni restano escluse. Poiché lo sgravio decorre da una data anteriore all'adozione del decreto, si porrà anche il tema delle mensilità già maturate: la soluzione dipenderà dalle istruzioni dell'Istituto, che con buona probabilità permetteranno di recuperare gli arretrati tramite le denunce UniEmens.

Esempio pratico: un campeggio con personale stagionale

Un villaggio turistico versa ogni anno circa 400.000 euro di contributi previdenziali a proprio carico, concentrati tra aprile e settembre. Con la certificazione UNI/PdR 192:2026 l'esonero teorico massimo è dell'1%, cioè circa 4.000 euro l'anno: molto lontano dal tetto di 50.000 euro, che viene toccato solo da aziende con contributi datoriali di almeno 5 milioni di euro annui.

Poiché lo sgravio si applica mese per mese in riduzione dei contributi dovuti, nei mesi di alta stagione la riduzione sarà più consistente, mentre nei mesi di chiusura o con pochi addetti in forza sarà minima. Se poi le domande presentate nella stessa finestra superano i 7 milioni disponibili per il 2026, anche quei 4.000 euro verranno ridotti in proporzione.

Il punto delicato, per una struttura stagionale, è la domanda: retribuzione media mensile, aliquota media e forza aziendale media vanno stimate per tutto il periodo di validità del certificato, tenendo conto di picchi estivi, mesi di chiusura, aumenti contrattuali già previsti e assunzioni programmate. Una stima fondata sullo storico delle elaborazioni paga di più stagioni è l'unico modo per dichiarare dati verificabili.

La domanda all'INPS: chi la presenta e cosa dichiarare

La domanda si invia esclusivamente in via telematica all'INPS, tramite il legale rappresentante, un suo delegato oppure uno dei soggetti indicati dall'art. 1, comma 1, della legge 11 gennaio 1979, n. 12, tra cui il Consulente del Lavoro. Termini e modalità saranno stabiliti dall'Istituto con apposite istruzioni.

Nella domanda il datore di lavoro rende dichiarazioni sostitutive ai sensi del DPR 28 dicembre 2000, n. 445. L'art. 4, comma 2, del decreto attuativo ne elenca il contenuto:

Dato da dichiarareCosa significa in pratica
Dati identificativi dell'aziendaAnagrafica e posizione contributiva.
Retribuzione media mensile globale stimataSomma delle retribuzioni medie mensili pagate o da pagare a tutti i lavoratori in forza nel periodo di validità del certificato.
Aliquota datoriale media stimataAliquota contributiva media a carico dell'azienda nello stesso periodo.
Forza aziendale media stimataOrganico medio previsto nel periodo di validità.
Possesso della certificazione validaCon codice identificativo alfanumerico, nome dell'organismo che l'ha rilasciata e data di rilascio.
Assenza di sospensioniNessun provvedimento di sospensione dei benefici contributivi a carico dell'azienda.

Si tratta di dati prospettici: servono all'INPS per calcolare il beneficio teorico e per ripartire le risorse disponibili tra tutte le domande. Trattandosi di autocertificazioni, una stima approssimativa espone alle conseguenze previste per le dichiarazioni non veritiere.

⛔ La regola della tempestività (art. 4, comma 3)

Chi presenta la domanda entro il primo termine utile dopo aver ottenuto la certificazione, secondo le finestre comunicate ogni anno dall'INPS, viene ammesso al beneficio per l'intera validità del certificato, sempre entro il 31 dicembre 2028. Il testo lascia intendere che chi arriva in ritardo perda le mensilità già trascorse: in attesa del chiarimento INPS, è prudente non lasciar passare nessuna finestra.

Risorse limitate e riduzione proporzionale

Tutte le domande inviate nella stessa finestra temporale vengono finanziate con i fondi dell'anno di riferimento. Se le richieste ammissibili superano lo stanziamento, l'esonero viene ridotto in proporzione per tutti: il criterio premia l'ampiezza della platea, non l'ordine di arrivo delle domande. L'importo effettivo, quindi, si conosce solo dopo la chiusura della finestra e la verifica delle istanze; con 7 milioni disponibili per il 2026, la riduzione è un'ipotesi tutt'altro che remota.

Un secondo aspetto da considerare: le somme recuperate e i risparmi di spesa di ogni anno vengono acquisiti definitivamente all'Erario. I fondi non spesi in un anno non passano a quello successivo, perciò la dotazione 2027 e 2028 resta di 12 milioni l'anno, indipendentemente da quante domande arriveranno nel primo anno.

Verifiche, fruizione e obblighi durante la validità

Il Dipartimento per le politiche della famiglia trasmette periodicamente all'INPS i dati delle aziende certificate, così l'Istituto può incrociarli con quanto dichiarato nelle domande. Terminate le verifiche, l'INPS autorizza l'esonero, che si fruisce mese per mese in riduzione dei contributi a carico dell'azienda, per le mensilità coperte dalla certificazione. L'INPS monitora anche la spesa e rendiconta domande accolte e oneri al Ministero del lavoro, all'Autorità delegata per la famiglia e al Ministero dell'economia.

Se l'azienda rinuncia alla certificazione o questa viene revocata, deve comunicarlo tempestivamente sia all'INPS sia al Dipartimento: in mancanza scattano i controlli e le sanzioni previsti dall'art. 5 del decreto.

Condizioni di accesso, aiuti di Stato e sanzioni

Come per gli altri benefici contributivi, l'esonero richiede il rispetto dell'art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006: regolarità contributiva attestata dal DURC, osservanza degli altri obblighi di legge (comprese le norme su condizioni di lavoro e sicurezza) e rispetto degli accordi e dei contratti collettivi firmati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. Va inoltre rispettata la disciplina sugli aiuti di Stato, sulla quale però il decreto tace.

Restano aperti due punti che l'INPS dovrà sciogliere: se lo sgravio sarà considerato una misura di carattere generale o rientrerà in un regime europeo specifico (con verifiche sui massimali e obblighi di registrazione) e se sarà cumulabile con altri incentivi all'occupazione.

Chi fruisce dell'esonero senza averne diritto deve versare i contributi non pagati e le sanzioni di legge (art. 5), oltre all'eventuale responsabilità penale se il fatto costituisce reato: in primo luogo il falso nelle dichiarazioni sostitutive e l'indebita percezione di erogazioni pubbliche. I controlli sono affidati all'INPS, che usa le proprie banche dati e, grazie a specifici protocolli d'intesa, le informazioni del Dipartimento per le politiche della famiglia, del Ministero del lavoro e dell'Ispettorato nazionale del lavoro.

L'esonero nel CCNL Turismo e Pubblici Esercizi

Per hotel, campeggi, villaggi turistici, ristoranti e pubblici esercizi la condizione più delicata è quella contrattuale: l'esonero presuppone l'applicazione di contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, come il CCNL Turismo Confcommercio, il CCNL Campeggi e Villaggi Turistici o il CCNL Pubblici Esercizi. Un'azienda che applica un contratto diverso, o che non ne rispetta i trattamenti economici e normativi, rischia di vedersi contestare il beneficio anche con la certificazione in regola.

C'è poi un aspetto organizzativo: nel turismo la conciliazione si gioca su turni, riposi, gestione dei picchi stagionali e rientri dopo maternità e paternità. Sono proprio gli ambiti che la UNI/PdR 192:2026 misura con i propri indicatori, e per una struttura ricettiva prepararsi alla certificazione significa spesso mettere ordine prima di tutto in orari e flessibilità.

⚠️ Errori da evitare
  • Affidarsi a un organismo accreditato per la parità di genere ma non ancora per la UNI/PdR 192:2026.
  • Ottenere il certificato e saltare la prima finestra INPS, con il rischio di perdere mesi di sgravio.
  • Stimare retribuzioni, aliquota e organico senza basarsi sui dati paga reali, soprattutto in presenza di stagionalità.
  • Dimenticare di comunicare a INPS e Dipartimento la rinuncia o la revoca della certificazione.
  • Dare per scontato il cumulo con altri incentivi prima dei chiarimenti INPS.

Normativa di riferimento

  • Art. 6, D.L. 30 aprile 2026, n. 62, convertito con modificazioni dalla L. 25 giugno 2026, n. 112.
  • Art. 8, comma 1, lett. e), D.Lgs. 27 novembre 2025, n. 184 (Codice degli incentivi).
  • Decreto interministeriale attuativo Ministro del Lavoro - Ministro per la famiglia - Ministro dell'economia (artt. 2, 4 e 5).
  • Prassi di riferimento UNI/PdR 192:2026 del 14 aprile 2026.
  • Regolamento (CE) n. 765/2008 e norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021-1 (accreditamento).
  • Art. 1, comma 1175, L. 27 dicembre 2006, n. 296 (condizioni per i benefici contributivi).
  • DPR 28 dicembre 2000, n. 445 (dichiarazioni sostitutive); L. 11 gennaio 1979, n. 12, art. 1, comma 1 (intermediari abilitati).
  • Art. 1, comma 138, L. 30 dicembre 2021, n. 234 (esonero per la certificazione della parità di genere, schema analogo).
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Domande frequenti

Quanto vale l'esonero contributivo per la conciliazione famiglia-lavoro?

L'esonero arriva al massimo all'1% dei contributi previdenziali complessivi a carico del datore di lavoro, con un tetto di 50.000 euro l'anno per azienda, pari a circa 4.166 euro al mese. L'importo effettivo può essere ridotto in proporzione se le risorse stanziate non bastano a coprire tutte le domande.

Quale certificazione serve per ottenere l'esonero?

Serve la certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro conforme alla Prassi UNI/PdR 192:2026, rilasciata da un organismo accreditato ai sensi del Regolamento (CE) n. 765/2008 secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021-1 e specificamente per questa prassi. La certificazione dura 36 mesi.

Fino a quando si può fruire dell'esonero?

L'esonero spetta dal 28 giugno 2026 per tutto il periodo di validità della certificazione, ma in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2028, salvo proroghe di legge. Un'azienda certificata a gennaio 2027 ha un certificato valido fino a gennaio 2030, ma lo sgravio copre solo 24 mesi.

Come si presenta la domanda all'INPS?

La domanda va inviata solo in via telematica all'INPS dal legale rappresentante, da un suo delegato o da un intermediario abilitato ai sensi della Legge n. 12/1979, come il Consulente del Lavoro. Termini e modalità operative saranno fissati dalle istruzioni dell'Istituto.

Cosa succede se la domanda viene presentata in ritardo?

Chi presenta domanda nella prima finestra utile dopo aver ottenuto la certificazione è ammesso per l'intero periodo di validità, sempre entro il 31 dicembre 2028. La formulazione del decreto fa ritenere che una domanda tardiva faccia perdere le mensilità già trascorse, punto che l'INPS dovrà chiarire.

L'esonero è cumulabile con altri incentivi?

Al momento il decreto non lo dice: la cumulabilità con altri incentivi all'occupazione e l'inquadramento nella disciplina degli aiuti di Stato dovranno essere chiariti dalle istruzioni INPS.

Cosa rischia chi fruisce dell'esonero senza averne diritto?

Deve restituire i contributi non versati e pagare le sanzioni di legge; se il fatto costituisce reato, ad esempio per dichiarazioni sostitutive false o indebita percezione di erogazioni pubbliche, resta ferma anche la responsabilità penale.

Sintesi informativa non esaustiva dei chiarimenti ufficiali: non sostituisce una consulenza personalizzata e potrebbe non riflettere gli ultimissimi aggiornamenti normativi o di prassi. Studio Baroldi non risponde di interpretazioni o utilizzi impropri delle informazioni qui riportate.

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