- 1.000 euro di soglia esente per la generalità dei lavoratori dipendenti, 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico.
- Le soglie sono confermate dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) fino al 2027: nessuna modifica rispetto al 2025.
- Superare il limite anche di 1 euro rende imponibile l'intero importo, non solo la parte eccedente.
- Rientrano nel plafond, oltre a beni e servizi in natura, anche i rimborsi per utenze domestiche, affitto e interessi sul mutuo della prima casa.
- Non è stata prorogata la soglia speciale di 5.000 euro per i neoassunti che trasferiscono la residenza.
Cosa prevede la manovra 2026 sui fringe benefit
Per il periodo d'imposta 2026 la disciplina dei fringe benefit non subisce cambiamenti strutturali rispetto all'anno precedente: le soglie di esenzione già introdotte restano invariate. La Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199, pubblicata in Gazzetta Ufficiale) confirma il tetto di 1.000 euro annui per la generalità dei lavoratori dipendenti, che sale a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico.
Non sono stati introdotti cambiamenti rispetto alle regole già in vigore per il 2025: la disciplina viene semplicemente prorogata anche per l'anno d'imposta 2026, con le stesse soglie di esenzione per i benefit in natura. Erano circolate ipotesi di innalzamento dei limiti fino a 2.000 e 4.000 euro, ma questa modifica non è stata inserita nel testo definitivo. Le soglie attuali sono valide per l'intero triennio 2025-2027, come stabilito dall'articolo 1, commi 390 e 391, della Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025), che la manovra 2026 si è limitata a confermare senza modificare.
Un adempimento procedurale spesso trascurato: il comma 390 richiede che il datore di lavoro dia previa informativa alle rappresentanze sindacali unitarie (RSU), ove presenti in azienda, prima di applicare il regime di favore sui fringe benefit. È un passaggio formale ma non facoltativo, utile da inserire nella checklist di fine anno insieme alla raccolta delle dichiarazioni sui figli a carico.
Come funziona l'esenzione fiscale e contributiva
Entro questi importi, i beni e servizi che l'azienda mette a disposizione del dipendente non sono soggetti a tassazione né generano contribuzione: non si paga IRPEF né contributi INPS su tali somme, il che si traduce in un netto più alto in busta paga, poiché il valore del benefit non viene eroso da imposte e trattenute, con effetto positivo sul cosiddetto cuneo fiscale.
Rientrano tipicamente in questa categoria buoni spesa, buoni carburante, gift card multibrand e, in alcuni casi, l'auto concessa per uso personale, se prevista dalle politiche aziendali. Il riferimento normativo di base è l'articolo 51, comma 3, del TUIR, che disciplina i beni e servizi riconosciuti in natura dal datore di lavoro, elevando in via derogatoria la soglia ordinaria di 258,23 euro alle attuali 1.000/2.000 euro per il triennio 2025-2027.
Cosa rientra nel limite: beni, servizi e utenze domestiche
Oltre a buoni spesa e carburante, tra i beni e servizi che non concorrono a formare reddito imponibile, entro le soglie indicate, rientrano anche rimborsi di alcune utenze e voucher previsti dai piani di welfare aziendale. Sono inoltre comprese le somme che il datore di lavoro paga o rimborsa per utenze domestiche quali acqua, energia elettrica e gas naturale, l'affitto della prima casa e gli interessi sul mutuo della prima casa: questa estensione, confermata per l'intero triennio 2025-2027, vale per tutti i lavoratori dipendenti, sia per la soglia base di 1.000 euro sia per quella maggiorata di 2.000 euro.
Tutte queste voci si sommano tra loro in un unico plafond annuo: non esistono limiti separati per ciascuna categoria di benefit, ma un unico importo complessivo da monitorare per ogni dipendente nel corso dell'anno.
Il caso dell'auto aziendale
L'utilizzo dell'auto aziendale anche per finalità personali è uno dei fringe benefit più diffusi, ma quantificarne il valore non è sempre immediato, perché dipende dalle modalità di calcolo e dalla tipologia di veicolo. Anche per il 2026 valgono le stesse soglie di esenzione: 2.000 euro con figli a carico, 1.000 euro senza. Se il valore del benefit resta entro il limite, l'auto risulta particolarmente vantaggiosa perché non comporta trattenute fiscali o contributive.
È opportuno segnalare che le modalità di calcolo del fringe benefit per le auto a uso promiscuo sono cambiate a partire dal 2025, e le tabelle ACI pubblicate per il 2026 confermano il nuovo criterio basato sul tipo di alimentazione, non più sulle sole emissioni di CO2. Il valore imponibile si ottiene moltiplicando il costo chilometrico ACI del modello per una percorrenza convenzionale di 15.000 km annui, applicando poi una percentuale che varia in tre fasce: 10% per le auto elettriche a batteria (BEV), 20% per le ibride plug-in (PHEV) e 50% per tutti gli altri veicoli, compresi benzina, diesel, GPL, mild-hybrid e full-hybrid non plug-in. Conviene quindi verificare in busta paga il tipo esatto di alimentazione del veicolo assegnato, perché incide sensibilmente sul valore calcolato e, di conseguenza, su quanto plafond consuma rispetto alla soglia annua di 1.000 o 2.000 euro.
Fringe benefit nel turismo e nella ristorazione: casi frequenti
Nel settore turistico-ricettivo i fringe benefit sono uno strumento particolarmente utile per fidelizzare il personale, soprattutto in un mercato del lavoro competitivo nei periodi di alta stagione. Hotel, campeggi, villaggi turistici, bar e ristoranti utilizzano più frequentemente buoni carburante per il personale stagionale che si sposta quotidianamente verso strutture spesso decentrate, buoni spesa come integrazione al netto in busta paga, e in alcuni casi l'auto aziendale per il personale con mansioni di coordinamento tra più sedi o stabilimenti.
Va ricordato che, per accedere legittimamente all'esenzione, il benefit deve essere riconosciuto secondo criteri generali e non erogato in modo selettivo a un singolo dipendente o al solo titolare: un regolamento aziendale di welfare, anche semplice, riduce il rischio che l'Agenzia delle Entrate riqualifichi l'erogazione come normale retribuzione tassata.
L'evoluzione storica delle soglie fringe benefit
La soglia di esenzione dei fringe benefit è stata oggetto di numerose modifiche normative negli ultimi cinque anni, più di qualsiasi altro istituto fiscale legato al lavoro dipendente. Il 2026 rappresenta, per la prima volta dopo anni di cambiamenti quasi annuali, un periodo di stabilità normativa.
| Anno | Soglia generale | Soglia con figli a carico |
|---|---|---|
| 2020 | 258,23 € | 258,23 € (nessuna differenziazione) |
| 2020-2021 (periodo Covid) | 516 € | 516 € (nessuna differenziazione) |
| 2022 | 3.000 € | 3.000 € (nessuna differenziazione) |
| 2023 | 258,23 € | 3.000 € |
| 2024 | 1.000 € | 2.000 € |
| 2025 | 1.000 € | 2.000 € |
| 2026 | 1.000 € (confermata) | 2.000 € (confermata) |
- Art. 51, comma 3, del TUIR (D.P.R. 917/1986) - disciplina generale dei beni e servizi in natura
- Art. 1, commi 390 e 391, Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025) - soglie 1.000/2.000 euro per il triennio 2025-2027
- Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) - conferma delle soglie senza modifiche
- Circolare Agenzia delle Entrate n. 23/E del 2023 - criteri di assegnazione del beneficio tra più fonti erogatrici
Domande frequenti
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